Inizia nel peggiore dei modi la terza stagione del primo Piano quinquennale ordito dall'Azienda di Produzione Agricola massiva. Le potenti spire del capitalismo plutocratico hanno inflitto una severissima ma giusta lezione all'evidentemente fragile fede agro/leninista che sorregge l'azione aziendale.
Il sole dell'avvenire ha infatti illuminato anzitermpo le coltivazioni orticole, spingendo la compagine societaria a un improvvido atto di superbia capitalistica: l'acquisto e la messa a dimora di un numero imprecisato di piantine di diversa foggia e natura. Ma, così come ha respinto con cruda durezza la cieca furia nazista, il Generale Inverno ha severamente punito l'arroganza capitalistica agricola, sterminando gli acquisti anticipati ridotti a flosci steli rinsecchiti.
Siamo compagni che sbagliano e che il Partito saprà certamente riportare sulla retta via ma, caro capitalismo, ancora una volta hai messo in luce la tua intrinseca e fragile vacuità, tremula lucciola già spernta al primo soffio di maestrale pianificato pensiero.
domenica 22 aprile 2012
domenica 24 luglio 2011
Seconda festa della patata
Dopo lo straordinario successo agricolo e produttivo della passata stagione, l'azienda di produzione massiva propone con orgoglio a tutti i soci, braccianti e simpatizzanti la seconda edizione della "Festa della patata" che si svolgerà sabato 30 luglio (domenica in caso di avversità atmosferica), con inizio alle 8.30 più o meno, all'interno del latifondo.
L'evento, già programmato per questo fine settimana ma rinviato a sorpresa per sviare la concorrenza capitalista, si propone di escavare con pazienza e orgoglio tutte le zolle interessate, portando alla luce tutti i tuberi maturati negli ultimi mesi.
Per coadiuvare lo sforzo fisico manuale personale, il comitato di gestione unitaria dell'appezzamento ha predisposto contributi alimentari di svariato tipo, consistanti senza dubbio in prodotti del latifondo stesso, adeguatamente trattati con olii vegetali per ridurne la pericolosa salubrietà. Per non far torto agli amici di Gotta continua, sono inoltre previsti rafforzativi di carne bovina e suina, gli unici in grado di garantire le energie necessarie a un livello di produzione adeguato. Anche i simpatizzanti possono contribuire liberamente agli apporti energetici complementari.
L'evento, già programmato per questo fine settimana ma rinviato a sorpresa per sviare la concorrenza capitalista, si propone di escavare con pazienza e orgoglio tutte le zolle interessate, portando alla luce tutti i tuberi maturati negli ultimi mesi.
Per coadiuvare lo sforzo fisico manuale personale, il comitato di gestione unitaria dell'appezzamento ha predisposto contributi alimentari di svariato tipo, consistanti senza dubbio in prodotti del latifondo stesso, adeguatamente trattati con olii vegetali per ridurne la pericolosa salubrietà. Per non far torto agli amici di Gotta continua, sono inoltre previsti rafforzativi di carne bovina e suina, gli unici in grado di garantire le energie necessarie a un livello di produzione adeguato. Anche i simpatizzanti possono contribuire liberamente agli apporti energetici complementari.
domenica 10 aprile 2011
Nuovo socio
Comprensibilmente vuole mantenere l'anonimato per non incorrere nelle maglie sempre più strette di un fisco che obbidisce solamente a Roma Ladrona (oltre che alla magistratura comunista, a Fini e al Grande Puffo), ma la verità, sussurrata a mezza voce nei corridoi degli scantinati del Leone di Trieste, è che la società agricola ha un nuovo socio.
Come Marx ci insegna "quel che è mio è tuo e mio e quel che è mio è mio" e quindi è apparso logico riaffermare lo spirito capitalistico, allargando la compagine societaria. Nuova linfa scorre nelle casse dell'impresa agricola e già i soci assaporano dividendi più consistenti. Ma soprattutto ci sono nuove braccia restituite all'agricoltura, capaci di piantare, vangare, rastrellare, insomma tutto quanto necessario per la buona conduzione del podere.
"E' una gioventù vecchia" hanno commentato acidamente le isolate voci fuori dal coro riferendosi proprio all'allargamento della compagine sociale. Ciò che conta però è solo il successo della stagione di produzione agricola intensiva, la seconda del primo Piano quinquennale, che già si annuncia ricca di soddisfazioni e di fatiche.
Come Marx ci insegna "quel che è mio è tuo e mio e quel che è mio è mio" e quindi è apparso logico riaffermare lo spirito capitalistico, allargando la compagine societaria. Nuova linfa scorre nelle casse dell'impresa agricola e già i soci assaporano dividendi più consistenti. Ma soprattutto ci sono nuove braccia restituite all'agricoltura, capaci di piantare, vangare, rastrellare, insomma tutto quanto necessario per la buona conduzione del podere.
"E' una gioventù vecchia" hanno commentato acidamente le isolate voci fuori dal coro riferendosi proprio all'allargamento della compagine sociale. Ciò che conta però è solo il successo della stagione di produzione agricola intensiva, la seconda del primo Piano quinquennale, che già si annuncia ricca di soddisfazioni e di fatiche.
martedì 8 febbraio 2011
Vita nei boschi
Dopo le meritate (?) vacanze "Vita nei campi" ritorna a voi con un ricco programma di attività propedeutiche alla nuova stagione campestre e con tutti i consigli pratici per la corretta conduzione dell'attività agricola non professionale.
La prima significativa novità è rappresentata dall'inserto staccabile "Vita nei boschi" il periodico supplemento a "Vita nei campi", monograficamente dedicato alla deforestazione non amazzonica.
L'attività boschiva va iniziata nelle prime ore della giornata, possibilmente non dopo una serata di spolvero e dotati di tutta l'attrezzatura tecnica che qui riassiumiamo:
- trattorino multimarcia Forst, dotato di precolica ribaltabile cardanica
- Seghe elettriche di diversa taglia per abbattimento e diramatura; nello specifico una Arnah piccola (newCo nata da uno spin off di Hsquarna) e una Stith grande a catena variabile multipla.
- guanti da lavoro in pelle bovina fioccata
- Ascia grande
- Bottiglie d'acqua (numerose)
- Salame e formaggio di casa (birrette Union)
- Mannaia per diramatura di dettaglio.
Nella fase di trasporto del legname il trattore tecnico risulta fondamentale in quanto allevia lo sforzo fisico necessario nelle altre fasi della lavorazione. Bisogna fare comunque attenzione nelle fasi di carico e scarico in quanto il prodotto potrebbe innavvertitamente colpire un collega di lavoro ferendolo gravemente, oppure cadere sulle estremità inferiori con analogo risultato.
Ecco la fase più delicata ed emozionante: quella dell'abbattimento. E' fondamentale valutare bene prima dove l'arbusto cadrà per evitare brutte sorprese o fratture mandibolari multiple. Altrettanto importante, nel momento topico, è pronunciare la frase del boscaiolo "atenti al pin che cade", non importa se non si tratta di un vero e proprio pino silvestre o marittimo.
Alla fine della giornata quando il sole sorseggia le colline rimane la soddisfazione di aver spostato un bel mucchio di tronchi e rametti senza sapere precisamente a quale fine ma con una serie di dolori articolari e lombari a imperituro monito di una più saggia condotta e di un più parsimonioso utilizzo delle residue capacità fisiche e psichiche.
La prima significativa novità è rappresentata dall'inserto staccabile "Vita nei boschi" il periodico supplemento a "Vita nei campi", monograficamente dedicato alla deforestazione non amazzonica.
L'attività boschiva va iniziata nelle prime ore della giornata, possibilmente non dopo una serata di spolvero e dotati di tutta l'attrezzatura tecnica che qui riassiumiamo:
- trattorino multimarcia Forst, dotato di precolica ribaltabile cardanica
- Seghe elettriche di diversa taglia per abbattimento e diramatura; nello specifico una Arnah piccola (newCo nata da uno spin off di Hsquarna) e una Stith grande a catena variabile multipla.
- guanti da lavoro in pelle bovina fioccata
- Ascia grande
- Bottiglie d'acqua (numerose)
- Salame e formaggio di casa (birrette Union)
- Mannaia per diramatura di dettaglio.
Nella fase di trasporto del legname il trattore tecnico risulta fondamentale in quanto allevia lo sforzo fisico necessario nelle altre fasi della lavorazione. Bisogna fare comunque attenzione nelle fasi di carico e scarico in quanto il prodotto potrebbe innavvertitamente colpire un collega di lavoro ferendolo gravemente, oppure cadere sulle estremità inferiori con analogo risultato.
Ecco la fase più delicata ed emozionante: quella dell'abbattimento. E' fondamentale valutare bene prima dove l'arbusto cadrà per evitare brutte sorprese o fratture mandibolari multiple. Altrettanto importante, nel momento topico, è pronunciare la frase del boscaiolo "atenti al pin che cade", non importa se non si tratta di un vero e proprio pino silvestre o marittimo.
Alla fine della giornata quando il sole sorseggia le colline rimane la soddisfazione di aver spostato un bel mucchio di tronchi e rametti senza sapere precisamente a quale fine ma con una serie di dolori articolari e lombari a imperituro monito di una più saggia condotta e di un più parsimonioso utilizzo delle residue capacità fisiche e psichiche.
domenica 31 ottobre 2010
La vera ricetta delle patate in tecia
Per l'appunto, non necessariamente nei mesi freddi l'attività orticola si arresta. Per esempio è possibile mangiare gli ortaggi prodotti durante l'estate e conservati correttamente.
Il tubero se ne sta in cantina, al riparo dalla luce e dal calore ma a volte esce e viene mangiato dall'agricoltore scaltro. Il buongustaio predilige le patate in tecia, utilizzando la ricetta originale e inconfondibile.
Chi lessa le patate non è uno vero!
Quindi ecco la vera ricetta.
Si prendono delle patate di varie dimensioni e si pelano. Questa fase non è fondamentale, quindi può essere affidata a manodopera non specializzata (mogli,. figli, parenti di secondo grado). Poi però la mano del cuoco è fondamentale. Le patate vanno infatti tagliate prima nel verso lungo in striscioline sottili di circa 0,5 cm (va bene anche di meno ma non di più). Poi vanno nuovamente tagliate sul lato corto, sempre con lo steso criterio di modo che i singoli pezzi siano più o meno omogenei. Una volta riempito, per quattro persone, uno scolapasta di patate tagliate, si può passare ad affettare finemente una cipolla, anche qui a fettine sottili che poi vanno ulteriormente tagliate nel verso opposto per ottenere pezzi piccoli.
In una padella antiaderente - questo è fondamentale e inderogabile - si fa scaldare un dito scarso d'olio d'oliva (se siete massicci l'olio può essere degnamente sostituito con lo strutto). A olio caldo mettere a cuocere la cipolla. Anche questa è una fase importante perchè non bisogna aver fretta di mettere a cuocere anche le patate, lasciando la cipolla imbiondire e ammorbidirsi per bene prima di procedere oltre.
Dopo circa 5 minuti a fuoco medio aggiungere le patate, salare abbondantemente, pepare, mescolare il tutto e incoperchiare, alzando la fiamma.
Dopo una decina di minuti si girano per bene le patate e si rimette il coperchio, operazione che va ripetuta per tre-quattro volte a intervalli più o meno brevi secondo come la fiamma arrostisce il fondo delle patate. Per capire quando le patate in tecia sono pronte basta assaggiare uno dei pezzi più grandi e verificare che non sia ancora duro. Solo a questo punto con il mestolo schiacciare come capita le patate (non tutte) in modo che il composto si amalgami un poco. Spegnere il fuoco e servire, magari con un goulash o con un sugo di arrosto o di faraona.
Tutti coloro che provassero questa ricetta probabilmente andrebbero incontro a un sonoro insuccesso in quanto manca ancora l'ingrediente segreto fondamentale per ottenere delle ottime patate in tecia.
Fin dalla taglio delle patate e della cipolla e per tutta la cottura è necessario infatti accompagnare la produzione con musica adeguata, necessariamente proveniente dai Balcani. Per tutti coloro che avessero un computer o una radio dab nei paraggi io consiglio vivamente Radio Cirilica, sempre senza pubblicità e con i migliori successi della tradizione serba e romané. Altrimenti consiglio un Saban Bajramovic o anche Fejat Sejdic d'annata.
Ecco, adesso veramente il piatto è servito.
Il tubero se ne sta in cantina, al riparo dalla luce e dal calore ma a volte esce e viene mangiato dall'agricoltore scaltro. Il buongustaio predilige le patate in tecia, utilizzando la ricetta originale e inconfondibile.
Chi lessa le patate non è uno vero!
Quindi ecco la vera ricetta.
Si prendono delle patate di varie dimensioni e si pelano. Questa fase non è fondamentale, quindi può essere affidata a manodopera non specializzata (mogli,. figli, parenti di secondo grado). Poi però la mano del cuoco è fondamentale. Le patate vanno infatti tagliate prima nel verso lungo in striscioline sottili di circa 0,5 cm (va bene anche di meno ma non di più). Poi vanno nuovamente tagliate sul lato corto, sempre con lo steso criterio di modo che i singoli pezzi siano più o meno omogenei. Una volta riempito, per quattro persone, uno scolapasta di patate tagliate, si può passare ad affettare finemente una cipolla, anche qui a fettine sottili che poi vanno ulteriormente tagliate nel verso opposto per ottenere pezzi piccoli.
In una padella antiaderente - questo è fondamentale e inderogabile - si fa scaldare un dito scarso d'olio d'oliva (se siete massicci l'olio può essere degnamente sostituito con lo strutto). A olio caldo mettere a cuocere la cipolla. Anche questa è una fase importante perchè non bisogna aver fretta di mettere a cuocere anche le patate, lasciando la cipolla imbiondire e ammorbidirsi per bene prima di procedere oltre.
Dopo circa 5 minuti a fuoco medio aggiungere le patate, salare abbondantemente, pepare, mescolare il tutto e incoperchiare, alzando la fiamma.
Dopo una decina di minuti si girano per bene le patate e si rimette il coperchio, operazione che va ripetuta per tre-quattro volte a intervalli più o meno brevi secondo come la fiamma arrostisce il fondo delle patate. Per capire quando le patate in tecia sono pronte basta assaggiare uno dei pezzi più grandi e verificare che non sia ancora duro. Solo a questo punto con il mestolo schiacciare come capita le patate (non tutte) in modo che il composto si amalgami un poco. Spegnere il fuoco e servire, magari con un goulash o con un sugo di arrosto o di faraona.
Tutti coloro che provassero questa ricetta probabilmente andrebbero incontro a un sonoro insuccesso in quanto manca ancora l'ingrediente segreto fondamentale per ottenere delle ottime patate in tecia.
Fin dalla taglio delle patate e della cipolla e per tutta la cottura è necessario infatti accompagnare la produzione con musica adeguata, necessariamente proveniente dai Balcani. Per tutti coloro che avessero un computer o una radio dab nei paraggi io consiglio vivamente Radio Cirilica, sempre senza pubblicità e con i migliori successi della tradizione serba e romané. Altrimenti consiglio un Saban Bajramovic o anche Fejat Sejdic d'annata.
Ecco, adesso veramente il piatto è servito.
Iscriviti a:
Post (Atom)









